Allora... Manca totalmente un senso cronologico, li considero esperimenti...
Messaggi dall’acqua.
L’aria liquida profumata di bosco, intima comunione della natura. Sterpi secchi per l’inverno nuovo e silenzi profondi colmati di straordinaria, sottilissima energia. Rifletto la sorpresa del vibrare più fino dell’anima tesa, nuda, volta a queste rocce fredde impregnate di odore silvestre. La nebbia della pianura. Larghe distese di boschi d’oltralpe.
Odore profondo della magia più nera. Come il colore delle foglie imputridite a terra.
Eppure cosi sano e limpido. Specchio dell’amore universale e disteso, imminente, presente e consistente ardore delle cellule primordiali. L’anima in movimento.
Il passaggio.
Fine il collegamento e forte la presenza della nostra più profonda essenza.
Ti ho trovato nel momento più inatteso.
Ti bramavo.
E’ passato tanto tempo, e la mia pelle è ancora la stessa. Non mi è concesso invecchiare fino a che tutto non sarà al suo posto. Sono l’ultima della stirpe e come tale possiedo il tempo a mia disposizione.
E cosa ho trovato nei giorni più oscuri.
La nebbia mi segue fedele fino a che il tempo non si farà più clemente con le membra umane, l’aria è così fredda, il fiato condensa, e mi ricorda i cavalli fumanti.
Ma la città.
E’ il mio incanto in questi attimi freddi degli ultimi giorni dell’anno.
I piedi che si posano sull’asfalto al lato del parco che respira dopo l’ora del tramonto. Le lucine intermittenti che riportano impolverati ricordi di una bambina, ai tempi di giochi magici, quando lo spazio era più grande e i giorni più lunghi. Quando le malinconie giungevano senza preavviso e senza rimedio. Quando non avevi ricordi.
Sono così pochi che tutto è a tua disposizione per formarli. E ora mi hanno segnata cosi crudelmente e dolcemente. Come potrò mai più guardare quelle luci azzurre che si accendono e spengono, sugli alberi, con la magia dell’aria che preavvisa l’avvento…Come? Come potrò guardarle senza che una stretta dolce amara mi si aggrappi al petto.
Ricordando fantasmi scappati via.
Mi sto rendendo conto che è tutto finto.
E mi sto rendendo conto che in fin dei conti… Non dovevo fare assolutamente nulla.
Libera come l’aria mi porto tra le vie di Milano e rivedo gli anni passati e quello presente. E mi raccoglie la sottile armonia dei giorni. Pulsante e vera, forte come non mai, la avverto così forte che potrei solo piangere per renderle grazie.
Accoglierla nel profondo perché mi attraversi e mi colleghi indissolubilmente a questo mondo che ho appena appreso a conoscere. A questo mondo così impalpabile e inafferrabile, aperto solo alle nostre visioni, intrecciate magicamente l’una con l’altra che tessono le fila della gigantesca rete in cui siamo connessi. E non c’è nulla da fare.
Posso solo respirare.
E godermi gli spazi aperti della città ripiena di gente, annusando gli umori di coloro che mi circondano che creano queste rifiniture sofisticate e verniciate di fresco per i bambini che governano il loro mondo.
Abbiamo bisogno di tutto questo.
E credo infine che non abbiamo realmente bisogno di niente.
Ubriaca rendo il testimone alla terra, e onorando l’amore che mi ha afferrata lascio l’insegna a lungo seguita. Che le radici sgorghino dai miei piedi e mi rendano umana.
Sono stanca di viaggiare.
Che le facce amate restino le stesse.
E le mie carezze possano indugiare a lungo sullo stesso volto.
Che i miei baci riconoscano il sapore della pelle.
E i piedi calpestino fieri la terra che a loro appartiene.